Sant’Agata, settembre 2013 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 30 Settembre 2013 15:31

Carissimi amici,      

                        sono abituato a scrivere queste lettere “Agli amici di Sant’Agata” a nome della mia comunità per informarvi di noi, delle nostre attività o per presentarvi un messaggio in occasione delle grandi celebrazioni annuali, questa volta vi scrivo a nome mio per raccontarvi un po’ di me e di quello che sto vivendo.

            Dopo vent’anni di presenza a S. Agata è arrivato il momento di fermarmi e di aprirmi a nuove esperienze. Sono arrivato qui nell’ottobre del 1993 con il grande sogno di costruire una presenza che potesse essere un segno di cosa vuol dire porre l’Eucaristia al centro della vita.

            Con i miei confratelli ci siamo aperti all’accoglienza di quanti volevano vivere giorni animati dalle logiche della fraternità, della semplicità, del servizio, dell’attenzione a Dio e alla Sua Parola e tempi intensi di silenzio e di preghiera. Non volevamo costruire un’”isola felice” ma creare uno stile di vita per poter dire che queste logiche possono essere trasferite dentro quel quotidiano che ciascuno è chiamato ad interpretare.

            Vent’anni … sono tanti! Scorrerli non è facile. E’ un intrecciarsi di ricordi, di volti, di storie, di episodi, di gioia e di fatiche innumerevoli!

            Vorrei tradurli in rendimento di grazie al Signore per ciascuno di voi e per ciò che ciascuno di voi mi ha donato con la sua presenza, le sue parole e con l’aver condiviso anche solo un piccolo tratto della sua vita con me e con noi.

            Ho la speranza che quanto abbiamo insieme costruito vive in ciascuno e che nel cuore e nella vita diventi seme di un agire “diverso”, “semplice” e attraversato da segni e gesti di fraternità e di comunione.

            Mi ritrovo spesso, soprattutto in questi ultimi giorni, a ripensare alle tante storie condivise con voi … la preghiera, il lavoro, le giornate di deserto, le confidenze raccolte, i pianti e le gioie … non mi resta che ringraziare il Signore per il dono e per i doni di questi venti anni.

            In un modo diverso vorrei ancora poter accompagnare il cammino di tutti con la preghiera e la vicinanza perché vi sento “cari”. Sento la preziosità delle vostre vite e vorrei tanto che ciascuno potesse trovare le vie della gioia, della pace e della pienezza di senso.

            Dio vi accompagni e vi benedica!

            Vorrei anche chiedere perdono a tutti per ciò che non sono riuscito a fare e se, per un motivo o per l’altro, posso aver deluso le vostre attese e la fiducia che avevate posto in me e in S. Agata.

            Lascio dopo venti anni non sconfortato, scoraggiato o stanco ma solo perché credo che sia giusto così. Ho dato quello che potevo e oggi riconosco il tempo di passare il testimone a chi vorrà continuare, più di me e meglio di me, a vivere l’apertura e l’accoglienza nella semplicità e nella consapevolezza di essere sacramento grande della tenerezza e della bontà di un Dio Padre che non si stanca di abbracciare e di accogliere.

            A 61 anni ormai compiuti penso che sia tempo di cercar qualcosa di nuovo in sintonia con un passato che ho condiviso con voi e nel desiderio di dare compimento a quanto in questi anni ci siamo raccontati e abbiamo imparato essere esigenza di Dio e della Sua Parola.

I Superiori mi hanno proposto di inserirmi nella comunità di Caserta con P. Pierangelo e P. Giorgio (qualcuno di voi li conosce). E’ una piccola comunità che tenta di vivere da povera con i poveri facendo ogni giorno la scelta dell’inserimento in un territorio affascinante e difficile dove c’è da essere accanto agli uomini per annunciare un Dio che vuole scelte concrete di giustizia, di legalità e di liberazione.

            Così come vi assicuro che vi accompagno anche voi accompagnate me perché nella comunione con i miei confratelli e con quella Chiesa che là incontrerò possa continuare ad essere un segno bello dell’Amore e della Tenerezza del Padre.

            Avrei voluto dirvi tante altre cose ma …. sento che il cuore si riempie di commozione. Solo vorrei abbracciarvi tutti, uno ad uno con intensità e ringraziarvi: siate stati davvero un  dono di Dio per la mia vita.

            Con affetto

                                                                       Padre Mario

 

           

 

 

            Sant’Agata continuerà ad esserci con ritmi e modalità che vi verranno fatti sapere. Avrà ancora bisogno della presenza e dell’aiuto di quanti vorranno ancora trovare in essa un momento di serenità e di ripresa per scoprire e riscoprire i sogni di Dio sulla propria vita

 

 

 

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Riflessione di Natale 2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 13 Dicembre 2011 08:23
Sant’Agata - Natale 2011
 
“Principe della pace”
 
“… un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio … il cui nome sarà Principe della Pace!” (Is 9,5).
In tempi di guerra e di discordia, in tempi di convivenza difficile a motivo delle diversità etniche, politiche, a volte anche religiose … in tempi di relazioni sofferte anche dentro la famiglia, le comunità cristiane e in riferimento a tutti quei rapporti che sembravano forti ed indissolubili …
ci fa bene ascoltare un annuncio come questo: il Dio che viene è Principe della Pace!
            Forse, siamo tentati di dimenticare che ci sia una radice di pace, di unità nell’abitare le relazioni, dalle più intime a quelle più universali.
            C’è una radice di Pace! La pace è ancora possibile!
            Il Cristo che a Natale celebriamo come il”presente” è davvero Principe della Pace. Perché?
            Perché viene nella debolezza e nella fragilità. Gli unici presupposti della Pace sono proprio questi. Finché ci si pone di fronte all’altro e agli altri con i segni dell'arroganza e della forza si creeranno sempre nemici ai quali si darà fastidio e che cercheranno di prevalere.
Debolezza e fragilità domandano solo di essere accolte, buttando via le armi (pretesa e violenza) e disponendosi solo ad accogliere. Si può anche rifiutare, se si vuole, ma si capisce facilmente ed immediatamente di essere iniqui ed ingiusti.
            Perché nel suo agire e nel suo parlare, Gesù abbatte ogni barriera, ogni diversità è superata nell’accoglienza incondizionata dell'altro; ogni divisione anche quelle che la religione ha creato è ritenuta ingiustificata ed ingiustificabile … proponendo sempre l’uomo, la sua vita, la sua dignità, il suo futuro, il suo bene al centro di tutto e sopra tutto.
            Perché ha saputo amare tutti, anche i nemici, e per tutti ha dato la sua vita.
            Perché nell’ultima cena si è chinato a lavare i piedi anche di chi non lo comprendeva e di chi lo rifiutava e lo aveva già venduto.
            Perché anche a Giuda ha rivolto la parola “amico” ed anche verso i suoi crocifissori ha avuto parole di misericordia.       
            Per questo è “Principe della Pace”.
 
            Ma “principe” è anche richiamo a qualcuno che è “Primo/Principio” di tanti altri che seguono. Ed è qui, crediamo, che ci giochiamo la responsabilità del Natale.
            Se Gesù è “principe/principio”, chi sono coloro che lo seguono? E noi dove siamo?
            Spesso si ha la sensazione che anche coloro che seguono Gesù Cristo siano dei guerrafondai perché non cercano giustizia e relazioni autentiche, perché si accontentano di una fedeltà esteriore e devozionale senza capacità di assumere responsabilità e di mettere le mani sulla storia. Spesso lo seguono persone cariche di contraddizioni e capaci di coniugare presenza in chiesa con assunzione delle logiche più meschine ed egocentriche, gesti liturgici e ricerca di privilegi e tornaconto.
Spesso si segue Gesù Cristo con il rancore per questo o per quello, con le mani chiuse al gesto della carità e della condivisione, con le fratture create e mantenute anche con i parenti più stretti e gli amici che fino a ieri sembravano preziosissimi.
            E noi dove siamo?
            Il Principe della Pace che accogliamo nel Natale ci chiama con radicalità e con forza a non avere paura di schierarci per ogni gesto di comunione e di dono, per ogni schieramento a fianco di chi lotta per la giustizia e per nuove relazioni.
            Il Principe della Pace ci chiama a costruire nuovi percorsi di umanità perché ci sia più pace, più uguaglianza, più desiderio di condivisione, perché ci sia più serenità e più senso di responsabilità nel gestire le nostre realtà politiche ed economiche, perché ci sia più accortezza ed onestà nell’usare quel bene di tutti che è la creazione.
            Il Principe della Pace ci chiama a costruire relazioni nuove nel nostro piccolo, all’interno delle nostre famiglie, delle nostre amicizie e delle nostre realtà ecclesiali, perché ognuno possa vivere rispettato nella sua dignità, nel suo valore ed anche nella sua diversità.
            Accogliere questo Principe della Pace è “affare serio” …. È disporci a vivere un Natale spogliato sì della sua poesia ma rivestito di autenticità e coraggio.
            Buon Natale!
 
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